In Via Alfredo Catalani, a Sestri Ponente, ha aperto da poco più di un anno un locale davvero unico nel suo genere: il Gallo Brillo. È una sintesi creativa tra birreria, paninoteca, bruschetteria e ludoteca.
Entrando a destra si trova il bancone bianco con pannelli ornamentali in tinta unita: arancione, verde, blu e rosso. Sono i colori dominanti del locale. Sopra trovano posto alcune bottiglie di birre artigianali di varie fragranze pronte per essere gustate con un panino farcito o con una bruschetta calda. A fianco come porta fortuna una statuetta di un gallo colorato, souvenir di alcuni amici del titolare dal Portogallo. Le pareti sono in giallo chiaro a richiamare il colore della birra spillata. Proseguendo e volgendo lo sguardo verso la sala, sulla destra trova posto un bel mobile etnico verde acqua con sfumature rosse, per sistemare le giacche. I tavolini sono in ferro con piano in vetro decorato con la sagoma di un gallo. Ogni tavolino ne ha uno, ma di colore diverso, offrendo alla vista un ritmo cromatico molto gradevole. Nella sala è stato ricavato un altro spazio aperto, ma più raccolto con due divani rosso e verde per gustare la consumazione in maniera più comoda e rilassata. Sul muro divisorio tra i due ambienti sono disposte molte scatole dei vari giochi: Forza quattro, la dama, gli scacchi, lo Scarabeo, il Monopoli e altri a quiz. È un modo davvero unico ed originale per accompagnare la bevuta con un gioco di abilità in compagnia di amici.
La scelta tra panini, bruschette e toast è notevole, tutte preparate con ingredienti ricercati e selezionati tra diversi produttori nazionali: c’è il panino Novara (con gorgonzola e noci) oppure il Perugia (con prosciutto cotto, mozzarella, funghi); e ancora la bruschetta Entella (con gamberetti e pesto) o la Moldava (con prosciutto cotto, stracchino).
E per chiudere è impossibile non lasciarsi tentare da una fetta di birramisù: il primo tiramisù alla birra. Gli ingredienti sono gli stessi della ricetta originale, ma al posto del canonico caffè si usa la birra chiara o scura per creare diverse varianti nel gusto e nel colore.
Un punto su cui è importante soffermarsi è quello relativo alla birra artiginale e perché sta cominiciando a riscuotere un buon successo commerciale in Italia. I birrifici artigianali utilizzano il più possibile ingredienti naturali, che provengono dal territorio di loro appartenenza. Tutto questo contribuisce a creare dei prodotti che sono unici e assolutamente irripetibili. La birra viene prodotta principalmente con il malto d'orzo e/o con il malto di frumento (e in alcuni casi anche con altri cereali maltati), elementi base, ai quali vengono aggiunti luppolo, lievito ed acqua. Se il tipo di birra lo consente, è possibile un invecchiamento in cantina anche per alcuni anni. Inoltre la birra artiginale ha una corposità a tutto tondo che difficilmente le birre commerciali possono offrire al palato.
Intervista Sebastiano Scarcia
Da quanto tempo fa questo lavoro?
Gestisco questo locale da un anno. Ho sempre lavorato nel commercio. Questa è stata una scommessa nata più di vent’anni fa per la passione delle birre artigianali.
Prima che lavoro svolgeva?
Innanzitutto preciso che sono di Roma. Ero spesso in trasferta in Italia, in quanto lavoravo nel campo editoriale presso le diverse sedi della Feltrinelli e del Saggiatore: ho iniziato in libreria come magazziniere per chiudere questa fase della mia vita come vice-direttore commerciale.
Come è nata la passione per le birre artigianali?
Da ragazzo frequentavo le birrerie dove una sera ho avuto l’occasione di assaggiare le prime birre artigianali di provenienza estera (birre di abbazia, birre aromatizzate, non commerciali). Poi nel 1989 mi sono recato in Belgio, la patria della birra, dove mi sono costruito un’idea molto più vasta di questo settore. È stato un viaggio alla scoperta non solo di cosa è veramente una birra, ma soprattutto di me stesso. Ho assaggiato birre che qui in Italia non sono mai state distribuite. Ho studiato la storia, il processo produttivo e le caratteristiche delle diverse tipologie. Da quella volta ho meditato per tutti questi lunghi anni la possibilità di avere un pub diverso dal solito dove si potessero servire tali birre.
Come si è concretizzato il suo sogno?
Beh l’idea si è concretizzata grazie al supporto della mia compagna Paola appassionata di cucina gourmet. Abbiamo deciso di unire le nostre passioni in un unico progetto imprenditoriale, ossia un locale dove coniugare la buona birra con la cucina raffinata, fuori dai circuiti della grande distribuzione. Mentre Francesca, sua figlia, ha progettato l’interno del locale secondo un gusto moderno, giovane, allegro e dinamico al tempo stesso e soprattutto in cui si possa passare del tempo con numerosi giochi da tavolo: da quelli classici come la dama e gli scacchi ai giochi a quiz o di abilità.
Come è nato il nome “Gallo Brillo”?
È venuto fuori dal gioco dei colori che contraddistingue il bancone: giallo, rosso, verde e blu. Subito ci è venuta in mente la coda colorata del gallo, ma la cosa che ci ha convinto è stato un simpatico souvenir che alcuni nostri amici ci hanno portato dopo un viaggio in Portogallo: è la statuina di un gallo colorato con quelle stesse tinte. L’abbinamento al termine brillo è venuto di conseguenza sia per associare il fatto che qui si beve birra, ma senza esagerare, sia per assonanza con la doppia elle, come in un gioco di rima. A Roma ci sono molti locali con nomi di animali declinati con le aggettivazioni più fantasiose. E io non volevo essere da meno.
Cosa consiglierebbe ad un giovane che si volesse approcciare a questo lavoro?
Tanta gavetta e umiltà. In questo progetto ho messo a frutto tutto il bagaglio di conoscenze accumulate in più di vent’anni di lavoro nel mio settore precedente. Ribadisco che sono enstrato in libreria come magazziniere e sono uscito come vice-direttore. Quindi so cosa vuol dire costruirsi con pazienza e costanza un percorso professionale. Oggi si tende ad avere tutto e subito. È un po’ lo spirito dei tempi attuali. Si vive in velocità, ma alla fine si perde il processo di maturazione che richiede tempo, proprio come per produrre una buona birra artigianale o un buon vino.
Un aspetto che ama del suo lavoro.
Il sorriso. È il primo segno distintivo che un cliente nota quando entra nel locale. Un cliente deve sentirsi sempre ben accolto e a suo agio.
Tra famiglia, amici e tempo libero che posto occupa il suo lavoro?
Una volta alla settimana durante il giorno di chiusura, posso dedicarmi alla mia famiglia. Ho due figli che vivono a Roma e voglio essere una figura presente nella loro vita. Inoltre gioco a calcetto per tenermi in forma e con alcuni clienti, che sono assidui frequentatori del locale, coltiviamo la passione per le arrampicate.
Ha ancora un sogno ancora nel cassetto?
Con altri vent’anni il Gallo Brillo deve diventare un impero, come l’Hard Rock Cafe. Una volta creato il format poi è possibile esportarlo ovunque. L’Italia è piena di progetti di successo e credo che ci sono molte opportunità per poter realizzare anche questo nel lungo termine.